
Strascico regale di una giornata di merda. Cominciata nello sforzo di disserrare le mascelle chiuse come una tagliola sulle inquietudini notturne per ingollare il caffè.
Pescare nel mucchio dei vestiti a fianco del letto quelli meno sporchi e uscire.
Senza avere in tasca i soldi per fumare. L'unica carta in cui ce ne sono ancora un pò si è smagnettizzata. Non molti, meno di 100 euro: il necessario per le sigarette, il biglietto del treno per tornare a casa a votare e per mangiare subito qualcosa di dolce. Prima di svenire. Basta farsi sostituire la carta. Facile. Si, facile il cazzo!
Giro per tre uffici postali per farmi trattare con sufficienza (quando non con scortesia) da tre diverse vere-stronze-finto-bionde e tornare a casa senza soldi e con la tessera magnetica macellata in tasca.
Nonostante tutto, stamparsi in faccia un bel sorriso: nel frattempo ho ricevuto la notizia che ad un mio amico è andato bene un esame importante. Porto a casa la buona novella, ci vuole un bel sorriso, no?
IL sorriso si spegne quando trovo sulla porta della stanza un foglio bianco con ideogrammi rossi che scrivono la parola hikikomori.
Hikikomori è la parola con cui vengono definiti gli adolescenti giapponesi che si chiudono nella loro stanza per ribellarsi al conformismo sociale e familiare. O almeno questo riporta l'ultimo numero dell'Internazionale di questa settimana.
Fatemi capire: la mia coinquilina che è stata fuori per due settimane, che è tornata a casa solo ieri, che si disinteressa della mia esistenza al punto di fare economia persino dei "come stai?" di cortesia da più o meno sette mesi, si è presa la briga di darmi dell'asociale in questa maniera tanto laboriosa?
Il sorriso si è trasformato in una paresi. Poi in una grassa risata.
Intanto, nel cestino della spazzatura una carta di credito mutilata e un foglio stropicciato che parla giapponese mi prendono per il culo. In inglese.